
Questa settimana il mio corpo mi ha inviato un segnale forte e chiaro: era tempo di rallentare. Da tempo cercava di farmi capire che i ritmi frenetici con cui alimentavo la mia IPERATTIVITร non erano piรน sostenibili, ma solo negli ultimi giorni ho davvero ascoltato quel richiamo.
Lo scorso weekend, infatti, mi sono dedicata alla sistemazione del prato del nostro angolo di Paradiso: lโApe Maia. Mio babbo ha affidato a me e Mohamed il compito di risistemare il giardino anteriore e io, quasi naturalmente, mi sono assunta il ruolo di coordinare tutto il lavoro, compreso il ritiro del tappeto erboso al vivaio.
Modestia a parte, sono riuscita a organizzare gli spostamenti, conciliare tempi e richieste, cercare di accontentare tutti, ma senza perdere di vista ciรฒ che desideravo io stessa. Alla fine, infatti, sono riuscita ad aggiungere anche il mio tocco personale: dei gelsomini piantati lungo la parete, pronti ad arrampicarsi sul graticcio di canne costruito qualche settimana fa e a regalare ancora piรน armonia e vita a quel piccolo angolo di paradiso.
Ma la CREATIVITร CHIAMA CREATIVITร
E quindi, dopo unโintera giornata trascorsa allโaperto, appena rientrata a casa mi sono messa a cucire, utilizzando la tecnica del PATCHWORK, i cuscini del salotto esterno dellโApe Maia. I richiami tra il disegno del graticcio, i colori del giardino e i tessuti scelti sono lโesempio perfetto di come la mia mente lavori continuamente, intrecciando idee, connessioni stilistiche e significati.
ร un flusso incessante che spesso mi accompagna in ogni momento della giornata: un continuo richiamo alla produttivitร , alla creazione, al fare. Un richiamo cosรฌ potente che, a volte, diventa difficile opporvisi. E infatti, dopo quel weekend cosรฌ intenso, il mio corpo ha deciso di fermarmi lui stesso: sono arrivate le vertigini, improvvise, e non riuscivo a fare altro se non restare sdraiata sul divano a guardare la televisione.
Forse รจ stato proprio in quel momento, immobile sul divano mentre il mondo fuori continuava a correre, che ho compreso davvero il significato del motto di questo blog: โMi conosco, mi curo, mi guarisco.โ
Conoscersi, per me, non significa soltanto sapere cosa mi piace o quali sono i miei sogni. Significa avere il coraggio di osservare anche quei meccanismi interiori che mi spingono continuamente a fare, creare, organizzare, riempire ogni spazio di attivitร e progetti. Significa riconoscere quanto spesso io abbia associato il mio valore personale alla produttivitร , come se fermarmi equivalga a perdere tempo o deludere qualcuno.
Curarmi, allora, diventa un gesto molto piรน profondo di un semplice riposo fisico. Vuol dire imparare ad ascoltare il mio corpo quando parla sottovoce, prima che sia costretto a gridare attraverso la stanchezza, le vertigini o il bisogno improvviso di immobilitร . Vuol dire concedermi il diritto di rallentare senza sentirmi in colpa, accettando che anche il vuoto, il silenzio e la pausa abbiano un valore fondamentale nella mia vita.
E guarire, forse, non รจ arrivare a una versione perfetta di me stessa, sempre equilibrata e consapevole. Guarire รจ entrare ogni giorno un poโ di piรน in relazione con me stessa, imparando a rispettare i miei limiti senza viverli come un fallimento. ร capire che posso continuare ad amare la creativitร , i progetti, lโentusiasmo del fare, senza perรฒ dimenticare che esisto anche al di lร di ciรฒ che produco.
Perchรฉ la vera guarigione, almeno per me, inizia nel momento in cui smetto di trattarmi come una macchina instancabile e comincio finalmente a trattarmi come una persona da ascoltare, accogliere e proteggere.






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