
Ci sono due modi di vivere la vita. Uno รจ pensare che niente sia un miracolo. L’altro รจ pensare che ogni cosa sia un miracolo
Albert Einstein
Stamani ho voluto aprire questo Articolo con una citazione che amo molto, perchรฉ propone uno spunto di riflessione non tanto sull’esistenza di una divinitร , ma sull’approccio alla vita che ognuno di noi ha.
Pensare che niente sia un miracolo ci pone senza dubbio in una prospettiva di obiettivitร , che di per sรฉ รจ piรน che giusto, ma allo stesso tempo ci impedisce di riconoscere e valorizzare le piccole gioie della quotidianitร che ci si presentano davanti.
Pensare che ogni cosa sia un miracolo ci offre infatti l’opportunitร di concentrarci sulle cose stra-ordinarie che ci circondano e che non ci aspetteremmo mai di vedere, come per esempio quella volta che Watson si fece accarezzare sulla testa senza battere ciglio da un bambino autistico, o quando per le foto di Natale a cavallo la Flame non m’abbia fatto volare in terra nonostante si fosse innervosita per la situazione “anomala”.
Vivere in quest’ottica puรฒ risultare difficile, ma per esperienza personale posso dire che รจ proprio quando attraversiamo un periodo particolarmente duro e ci sentiamo vulnerabili che siamo piรน predisposti a riconoscere un evento eccezionale. Basta prestare attenzione ed essere pronti a lasciare che le cose accadano, e il Karma ci premia con un piccolo MIRACOLO.
Per anni ho evitato di stringere legami di amicizia perchรฉ dopo molte esperienze fallimentari avevo perso fiducia nelle persone, vedevo solo narcisisti patologici intorno a me e non volevo saperne di avere l’ennesima delusione legandomi a qualcuno. Fino a quando Mohamed, il mio compagno, รจ riuscito a coinvolgermi nel suo gruppetto di amici, tra cui c’รจ una mia vecchia compagna di scuola. L’ACCOZZAGLIA (cosรฌ ci piace definirci ๐คฃ) si รจ rivelata eccezionale fin da subito. Persone molto diverse tra loro ma con un rispetto reciproco piรน unico che raro e una sensibilitร fuori dal comune, che li ha portati al funerale della mamma nonostante avessimo condiviso solo 2 pranzi. Come faccio a non considerare questa conoscenza un MIRACOLO? Dopo anni di isolamento sociale, ecco apparirti a fianco 4 persone meravigliose proprio un mese prima di un evento traumatico, affinchรฉ ti offrono un supporto emotivo in un momento veramente doloroso.
Ma esiste un altro genere di Miracoli, quelli che ci vedono protagonisti anzichรฉ spettatori.
Diversi anni fa, guardando il film UNA SETTIMANA DA DIO con Jim Carrey, mi rimase impressa nella mente una frase che ricordo ancora adesso:
“Vuoi vedere un miracolo, figliolo? Sii il tuo miracolo“
Un invito breve ma incisivo alla responsabilitร e all’intraprendenza personale, che ci esorta ad accogliere ogni opportunitร per migliorare noi stessi e la nostra condizione attuale.
Ed รจ proprio questo invito che cerco di ascoltare ogni mattina, al risveglio, quando mi sento sopraffatta e l’unica cosa che voglio fare รจ riaddormentarmi per non pensare.
E allora con ogni fibra del mio corpo cerco di scrollarmi di dosso quel senso di oppressione che ormai mi dร il buongiorno da quando lei se n’รจ andata e
DECIDO DI ESSERE IL MIO MIRACOLO QUOTIDIANO.
In che modo? Concentrandomi sulla SOLUZIONE e non sul problema.
Nei giorni di lavoro, mi focalizzo sulla soluzione di un particolare problema o su come affrontare 9 ore gomito a gomito con persone che considero tossiche; per esempio mi preparo a indossare una maschera che mi rende immune da critiche gratuite e dalla smania di competizione.
Il sabato e la domenica la spinta ad alzarmi si chiama Flame, Giร da quando mi alzo mi proietto mentalmente sulla sella a trottare predisponendo i muscoli coinvolti al movimento che di lรฌ a poco li aspetta.
Oltre a pianificare la giornata mi piace anche organizzare mentalmente le idee sul prossimo articolo del blog, pensare a quale immagine mettere, all’argomento da trattare e come svilupparlo per renderlo piacevole da leggere e inerente al LEITMOTIV del Blog ๐.
Tutto questo processo (che si concentra in un range temporale che va da qualche minuto a qualche ora), unito alla consapevolezza di poter contare su persone eccezionali, come il mio compagno, gli amici e la famiglia, mi aiuta piano piano a ritrovare una MOTIVAZIONE che sembrava svanita, offuscata da rimpianti e senso di impotenza per non riuscire ad aiutare chi amo.
Ed รจ cosรฌ che realizzo il MIO MIRACOLO QUOTIDIANO.
Grazie alla GRATITUDINE per le piccole cose.
Grazie al PERDONO e all’AUTO INDULGENZA verso ME STESSA per non essere onnipotente o perfetta.
Grazie all’AUTOSTIMA e all’AUTO EFFICACIA che mi permettono di credere nelle mie capacitร e mi danno la fiducia necessaria per uscire dalla ZONA DI CONFORT (per esempio mi sono avventurata a leggere ORGOGLIO E PREGIUDIZIO della Austen in lingua originale ๐คฉ; ovviamente vado a rilento ma sono sicura che ce la farรฒ)
Grazie all’AUTO CONSAPEVOLEZZA per capire quando ho bisogno di un aiuto. E grazie all’UMILTร per aver imparato a chiederlo mettendo da parte l’orgoglio.
Forse i miracoli non arrivano sempre con il rumore dei fulmini o con cambiamenti clamorosi. A volte sono silenziosi, quotidiani, fatti di scelte minuscole ma ostinate: alzarsi dal letto, chiedere aiuto, salire in sella, continuare a credere. ร in quei gesti che riscopriamo la nostra forza e il nostro valore.
E allora sรฌ, ogni giorno possiamo scegliere da che parte stare: aspettare un miracoloโฆ oppure diventarlo.






Rispondi